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Scusate: sto male… Ma in un altro senso. Sto male davvero.

Quello che avrei da dire su questo Paese di merda, l’unico nel Continente a non avere in Parlamento una forza di sinistra e nemmeno una socialista, bensì soltanto un contenitore vuoto di proposte che crede ciecamente nel libero mercato e un contenitore vuoto che crede ciecamente nel libero mercato, oltre a una falange sfascista e qualunquista che rappresenta il 25% della popolazione votante della mia regione – quello che avrei da dire lo si può indurre dai libri che scrivo, se si ha voglia di leggerli e se si ha voglia indurlo (per esempio, c’è qualcosa da indurre da qui). Quindi non ho da commentare, se non attraverso le parole di altri, che in questo Paese sono in verità tra gli intellettuali più avanti della compagine che era intellettuale e che a questo punto può tranquillamente continuare a snobbeggiare beandosi dei lucori tremolanti delle luci dello spettacolo, inscenato nemmeno ad arte, ma contro l’arte.
La parola, dunque, a dei miei compagni di strada, che dicono come la penso meglio di come lo direi io.

Elio e le storie tese – (Sanremo 1996) La terra dei cachi

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