Starobinski: Antichi rimedi per la melanconia

di JEAN STAROBINSKI

La melanconia, come tanti altri stati dolorosi legati alla condizione umana, è stata avvertita e descritta assai prima di ricevere un nome e una spiegazione medica. Omero, che è all´origine di tutte le immagini e di tutte le idee, riesce a racchiudere in tre versi tutta la miseria del melanconico.
Rileggiamo, nel canto VI dell´Iliade (versi 200-203), la storia di Bellerofonte, che subisce l´inesplicabile collera degli dèi:

Ma quando fu in odio anche lui a tutti gli dèi, solitario vagava allora per la pianura Alea mangiandosi l´anima, evitando l´orma degli uomini.

Dolore, solitudine, rifiuto di qualsiasi contatto umano, esistenza errabonda: un disastro privo di ragioni, dato che Bellerofonte, eroe coraggioso e giusto, non ha commesso alcun crimine contro gli dèi.
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Decadenza della morte spettacolare: il caso Brittany Murphy

[Questo articolo è apparso su Vanity Fair, 2/2010]

Hollywood non è più Babilonia: è peggio. Per fare piangere un americano, o si è Micheal Jackson oppure bisogna farsi botulinizzare, fidanzarsi con trans grotteschi, esprimere costantemente una dose media quotidiana di cattivissimo gusto. Ci si attendeva un’onda anomala di gossip per la prematura scomparsa di Brittany Murphy, 32enne attrice protagonista di 8 Mile (con Eminem). Sulla scena, ci sono tutti gli elementi per uno Sherlock Holmes 2.0, spettacolarmente vuoto e cinico come quello che ha strabattuto i cinepattoni. Mancano cinque giorni a Natale. Il decesso è naturale (un infarto)? Oppure dovuto ad anoressia e diabete? Droghe? Il coroner si è mantiene sul vago, attende il responso tossicologico.
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Esce la nuova edizione di NON TOCCARE LA PELLE DEL DRAGO

E’ arrivata ieri la copia staffetta della nuova edizione Oscar Mondadori (collana PBO) di Non toccare la pelle del drago (che in origine si doveva intitolare Gotha), terza stazione del calvario investigativo dell’ispettore Guido Lopez, qui in alternanza e opposizione all’agente CIA che si chiama (certe combinazioni della e sulla fiction…) James Cameron.
La copertina è finalmente rinnovata, per la volontà dell’attuale direttore degli Oscar, Luigi Sponzilli, uno degli editor che maggiormente stimo e che ringrazio davvero per il salto estetico che ha fatto compiere al libro.
Qui di seguito, un brano dal romanzo – la scena per me centrale, priva di qualunque spoiler -, per celebrare la ripubblicazione a sette anni dalla prima uscita.

* * *

GOTHA
[da Non toccare la pelle del drago]

Il Cinese – Principato di Monaco, 8 settembre 2002, 22:35

Lui è nel Gotha.
Sta assaporando questo: essere nel Gotha.
Lui è il Padrone di tutto questo.
E’ qui per fare una cosa – anzi: molte cose. E’ al di là del male e del bene, perché è qui soltanto per fare questa cosa e nel Gotha non esiste né il male né il bene. Chi giudica il Gotha?
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Tommaso Pincio: Racconti d’America

di TOMMASO PINCIO
[da il manifesto, 9.1.10]
Maestri della forma breve, il celebre Raymond Carver, di cui minimum fax pubblica nove Racconti in forma di poesia, e il pressoché sconosciuto Andre Dubus, di cui esce da Mattioli Non abitiamo più qui, cercavano di illuminare in poche pagine quegli istanti in cui la vita imbocca una direzione decisiva: per lo più quella sbagliata

Precaria è la delicata arte del racconto. Raggiunta l’età – tutto sommato non così veneranda – di quarantacinque anni, Roberto Bolaño considerò di avere accumulato sufficiente esperienza per dispensare qualche consiglio sull’arte di scrivere racconti. Nella miniera di saggi, articoli e discorsi scritti tra il 1998 e il 2003 dal poeta e narratore cileno, e poi raccolti dall’amico Ignazio Echevarría nel volume Tra parentesi (in uscita per Adelphi nella traduzione di Maria Nicola, pp. 379, euro 26), leggiamo: «Uno scrittore di racconti deve essere coraggioso. È triste riconoscerlo, ma è così».
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La Potenza Femminile in Evangelisti: VERACRUZ

Al momento Valerio Evangelisti ci ha consegnato una “diade”, piuttosto ambigua dal punto di vista narrativo, sulla congrega piratesca dei Fratelli della Costa: Tortuga prima e Veracruz poi. Sono due libri invertiti e inscindibili: prima il sequel e poi il prequel, prima la fine e poi ciò che prelude alla fine. L’ambiguità narrativa è un insieme di allusioni, in cui emergono nuclei di riflessione che possono essere connessi alle dinamiche di azione dei personaggi oppure consistere come apparenti impressioni, eventualmente rilevabili con accurate incursioni testuali. Non sono un critico e non compirò questo lavoro. Intendo soltanto, e brevemente, esprimere alcune considerazioni personali su Veracruz, prescindendo dai suoi rapporti con Tortuga, romanzo che, se letto, a mio avviso conferma le considerazioni che vado qui facendo.
E’ possibile leggere la diade sui pirati di Evangelisti come ennesima conferma (ma davvero: ne ha ancora bisogno, quest’autore così complesso sub specie secreti mentoris?) di certo salgarismo. E’ vero, è indubitabile: un piano della narrazione di Evangelisti (autore che struttura più livelli di lettura e di senzienza) è salgariano. Un salgarismo particolare, però.
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Non Dualità

da Adi Shamkara – “Upadesasahsri” – Edizioni Asram Vidya

II, 19 – 12. Non c’è alcun essere che appartenga a Me, né Io appartengo ad alcuno, poiché sono senza un secondo. Ciò che è sovrapposto, infatti, non esiste realmente. Invece Io [essendo il Sostrato] non sono sovrapposto, giacché mi si riconosce come preesistente rispetto a ogni sovrapposizione. Al contrario, la dualità è sovrapposta.

Commento – La dualità e l’unità sono rispettivamente oggetto di conoscenza e contenuto di autocoscienza. Entrambe, perciò, hanno natura di sovrapposizione in rapporto alla Non Dualità, la quale, essendo la natura dell’atman, non può costituire né oggetto né contenuto.
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Il rifiuto assoluto. Su “Bartleby lo scrivano” di Herman Melville

di TOMMASO ARIEMMA
[da Kainós, 4/2004]

In uno studio legale di Wall Street, raccolto, modesto, irrompe una singolare figura di scrivano: Bartleby. Tra le sue mura intrise di utilitarismo pronto a salvare il mondo a partire dall’interiorità del singolo – pronto a carpire ogni sua confessione, a capitalizzare ogni suo segreto – irrompe un uomo di poche parole, che non sembra avere, apparentemente, alcun segreto.

L’avvocato, che accoglie Bartleby per averlo al suo servizio, si presenta – è l’inizio del racconto di Melville – come colui a cui spetta il compito impossibile di raccontare la singolarità dello scrivano, che, fin dalle prime righe, così definisce:

[…] fu scrivano, il più stravagante di quanti abbia mai veduto, o di cui abbia avuto notizia. Laddove, di altri scrivani, potrei scrivere l’intera vita, nulla del genere è possibile nel caso di Bartleby. Ritengo non esistano documenti per una completa e soddisfacente biografia di quest’uomo. Il che, per le lettere, è senz’altro un danno irreparabile. Era Bartleby uno di quegli esseri, dei quali nulla è possibile accertare, salvo ricorrere a fonti originali, che in tal caso, sono molto scarse. Quanto i miei occhi attoniti videro di Bartleby, questo è tutto ciò che so di lui, oltre, in effetti, ad una vaga notizia che verrà riferita in seguito .(1)

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Lagioia: “Riportando tutto a casa”

Il romanzo definitivo sugli anni ’80 italiani. “Riportando tutto a casa” (Einaudi) di Nicola Lagioia racconta un periodo storico contraddittorio, pieno di luci e ombre, tra droga, eccessi, corruzione, famiglie “sballate” dalla ricchezza improvvisa e figli abbandonati… La recensione di Affaritaliani.it e la video-intervista all’autore.
di ANTONIO PRUDENZANO

LA VIDEOINTERVISTA A NICOLA LAGIOIA

Un trauma che non ti abbandona più, che ha un effetto immediato, addirittura sconvolgente, e un altro a lungo termine, non meno drammatico. Gli anni Ottanta sono stati anche questo, e Riportando tutto a casa (Einaudi) di Nicola Lagioia, lo dimostra lungo quasi trecento pagine catartiche, in cui altissimo e melma convivono naturalmente e anzi trovano proprio nel loro continuo ibridarsi legittimazione letteraria, come raramente capita nei romanzi italiani.
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Flavio Santi: su “Le teste”

Le-teste di Flavio Santi
[Pubblicato su Gli Altri del 6 dicembre 2009 e su Nazione Indiana il 31 dicembre 2009]

Senza timore di smentita pensiamo di essere stati i primi pubblicamente (sul sito di pordenonelegge.it e su rivista) ad avere preso sul serio Giuseppe Genna quando molti facevano spallucce di fronte ai suoi pseudothriller, incapaci di vedere le orbite di senso che via via si inanellavano come implacabili segnaletiche dei nostri tempi “devastati e vili”, per citare un altro suo titolo di imminente riedizione. Adesso, com’è giusto, Genna è uno scrittore a 360°, di punta, ma non dimentichiamoci che fino a qualche anno fa la maggior parte di coloro che ora fanno carole festanti intorno a lui non esitava a bollarlo riduttivamente come scrittore di genere. Ma questo è il solito malcostume italiano: vizi privati e pubbliche virtù. Memoria cortissima, e doppie verità a go go. Da questo punto di vista scrittori e critici non sono certo meglio dei tanto biasimati politici: sono semplicemente una fetta della grande torta avariata che è l’Italia.
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Un inedito: “Andate, mie parole, calcate le tracce dei linguaggi infiniti”

di GIUSEPPE GENNA

Kafka: “Sempre lo stesso pensiero, lo struggimento, l’angoscia. Ma più tranquillo dell’usuale, quasi che stesse verificandosi una grande evoluzione, della quale avverto lontano il tremore. E’ dire troppo”.
Poi: “Niente di male: se hai valicato la soglia, tutto va bene. Un altro mondo, e tu non devi parlare”.
Però parla.

Io costeggio ormai questa linea del territorio che la lava smangia a pochi centimetri dai miei piedi.

Ho finito di scrivere. Quando sarò di nuovo in grado di farlo?
In quale pessima condizione mi incontro con il mio stesso dolore! Con la rinuncia alla scrittura subentra immediatamente la lentezza del pensiero, la incapacità di prepararmi all’incontro, mentre qualche tempo fa sapevo a tale fine liberarmi da pensieri importanti. Possa io vedere l’unico vantaggio pensabile in questa circostanza: un sonno migliore.
E come leggo poco e male! Come mi osservo con debolezza e malignità! A quanto pare non riesco a penetrare nel mondo, anche se questo sembra che mi riesca agli occhi altrui. Posso però giacere tranquillo, concepire, estendere in me ciò che ho concepito e poi farmi avanti con estrema calma: ma adesso non mi riesce più, da qualche anno a questa parte.
Le difficoltà che incontro parlando, e che per gli altri sarebbero certamente incredibili se solo le sapessero, derivano dal fatto che il mio pensiero, o meglio il contenuto della mia conoscenza, è del tutto nebuloso al momento, il che per quanto riguarda me e me soltanto mi lascerebbe imperturbabile e a volte addirittura soddisfatto, ma la conversazione umana ha necessità di essere affilata, solida e sempre coerente, cose che in me non sono più. Nessuno vorrà restare con me nelle nebulose, e quand’anche volesse io non posso spremere la nebbia dalla fronte, poiché fra due umani essa si dilegua e non è niente.
E nonostante ciò io so perfettamente che al di là della nebbia è comunque il sole.
Completo arresto. Tormenti senza fine, il 7 di febbraio.
Si comprenderà che non siamo se non una topaia di miserabili riserve mentali. Neanche l’atto meno importante sarà privo di questi pensieri segreti. Ed essi saranno così sporchi che, nel momento di osservare se stesso, uno non vorrà neanche pensarli, ma si accontenterà di guardarli da lontano. La condizione è attualmente che, come un porco nel brago, io sono ripieno di ribbrezzo, e non riesco a guardare quei pensieri da lontano.
Ho scritto poco, ieri e oggi. Niente, domani.
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Una nuova traduzione da SALMO di Paul Celan

celanRicevo e pubblico questa straordinaria versione italiana di Psalm di Paul Celan: una versione curata da Donata Feroldi ed Enrico Cardesi, la quale, insieme a a quella firmata da Helena Janeczek (leggibile qui), rende giustizia a un testo che la traduzione di Giuseppe Bevilacqua (finita purtroppo nei Meridiani di Mondadori) traslava in un italiano abbastanza datato.

SALMO

Nessuno ci impasta di nuovo da terra e fango,
nessuno rianima la nostra polvere.
Nessuno.

Che tu sia lodato, Nessuno.
Per amore tuo vogliamo
fiorire.
Incontro a
te.

Un Nulla
fummo, siamo, reste-
remo, noi, in fiore:
la rosa di Nulla, di
Nessuno.

Con
il pistillo chiaro-anima,
lo stame deserto-cielo,
la corolla rossa
per la parola porpora, che cantammo
al di sopra, oh al di sopra
della spina.

***

PSALM
Niemand knetet uns wieder aus Erde und Lehm, | niemand bespricht unsern Staub. | Niemand. | | Gelobt seist du, Niemand. | Dir zulieb wollen | wir blühn. | Dir | Entgegen. | | Ein Nichts | waren wir, sind wir, warden | wir bleiben, blühend: | die Nichts-, die | Niemandsrose. | | Mit | dem Griffel seelenhell, | dem Staubfaden himmelswüst, | der Krone rot | vom Purpurwort, das wir sangen | über, o über | dem Dorn.

Camilla Cederna: “Pinelli. Una finestra sulla strage”

di CAMILLA CEDERNA

unafinestrasullastrageMezzanotte è passata da poco, ma è difficile dormire bene dopo una giornata come quella del 15 dicembre 1969, dopo il funerale delle vittime della Banca dell’Agricoltura. Come se tutta quell’angoscia fosse entrata nelle ossa insieme a una nebbia mai vista che rendeva bassissimo il cielo e nero il mezzogiorno. E con ancora nelle orecchie l’eco dei singhiozzi delle famiglie mentre il coro delle voci bianche in Duomo pregava Dio di aprire le porte del cielo ai loro parenti straziati. Poi quel silenzio compatto, monumentale, che aveva salutato le bare sul sagrato, quei grappoli oscuri di gente ai balconi e alle finestre, quel tappeto di folla immobile e buia nel buio che copriva tutta la città paralizzata, una quantità di gente venuta da lontano a circondare il Duomo, visi chiusi, espressioni sgomente, un dolore unanime e una tensione quasi fisicamente percepibili.
Cinque ore in Duomo in piedi a un banco per meglio vedere e sentire, un’ora in giro dopo, a casa a scrivere uno degli articoli più difficili di una lunga carriera (dovevo cominciare dalle bombe del 12, da tutto quel sangue, i rottami, i carabinieri che svengono, il sindaco che esce dalla banca col viso color terra, i parenti che vengono portati via piegati in due con la faccia tra le mani, i racconti degli scampati, il volo dei corpi mutilati sotto la cupola del salone, ecco la guerra, i bombardamenti, il caos, il massacro, il macello, ecco l’odor di guerra, di sangue caldo e di polvere da sparo, di carne bruciata e di zolfo). E adesso a letto col sonno che non arriva.
Arriva invece una telefonata. “Sei già a letto? Non importa. Fra cinque minuti davanti al tuo cancello.” “Perché?” “Un uomo si é buttato da una finestra della questura, non farci aspettare, andiamo a dare un’occhiata.” Sono due amici coi quali ho sempre corso in questi giorni, Corrado Stajano e Giampaolo Pansa, hanno la faccia e i modi di questi giorni, gesti frettolosi, rabbia e dolore negli occhi.
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