Incipit provvisorio de LE TESTE

Pubblico l’incipit provvisorio de Le teste, il libro che, secondo l’ultima comunicazione ufficiale che ho ricevuto, dovrebbe uscire presso Mondadori il prossimo settembre.

L’idea fatale: giaceva in una pozza di sangue, sotto i monconi rossi della macchina decapitatrice. Da allora, ogni volta che veniva il giorno in cui il grido di una condanna a morte risuonava per Parigi, ogni volta che lo scrittore sentiva passare sotto le sue finestre gli strilloni arrochiti che aizzavano gli spettatori verso la piazza della decapitazione, la dolorosa idea gli tornava, si appropriava di lui, gli riempiva la testa di guardie, di carnefici e di folla, gli dettagliava ora per ora le ultime sofferenze dello sventurato agonizzante – adesso lo confessano, adesso gli tagliano i capelli, adesso gli legano le mani – intimandogli, povero scrittore, di dire tutto alla società che pensa ai propri affari mentre si compie quel fatto mostruoso: lo sollecitava, lo spingeva, lo scuoteva, gli strappava i versi dalla testa, glieli uccideva dentro ancora in bozzolo, gli impediva qualsiasi lavoro, si metteva d’ostacolo a tutto, l’investiva, l’ossessionava, l’assediava. Un supplizio che durava come quello del miserabile che veniva torturato. Soltanto dopo il funesto grido ‘Ponens Caput Expiravit’, lo scrittore poteva respirare e ritrovare una qualche libertà di spirito.

Victor Hugo, “L’ultimo giorno di un condannato”

Questa è una guerra: piccola, interiore.
La grande guerra è interiore, la piccola guerra è esteriore.
L’edificio è svuotato, è corroso, è abbattuto. La necrosi avanza. Schieramenti di folle disumane senza colore assaltano, distruggono. Si mangiano tra loro. Boati immensi, smottamenti. Sono come bacilli impazziti, si vedono gruppi, colonie intere dissociarsi e riunirsi, esodi impensabili, folle che puntano al nervo che pulsa. Vogliono nutrirsi della vita altrui.
E’ guerra e pestilenza e sta accadendo ora, qui. Come miriadi, come eserciti impazziti, falangi danno l’assalto al palazzo bianco, lo devastano, lo riducono a polvere morta e nera. L’edificio immenso è cariato. Sta per crollare.
Il dolore è altissimo.
All’improvviso ondate di liquido acqueo scompaginano i campi. E’ un’inondazione. E’ un’onda anomala, le sue dimensioni sconcertano.
L’esercito degli assedianti, stolido, riprende l’opera di demolizione. Sono esseri spietati, agiscono meccanicamente. Non sentono nulla. Attaccano, intaccano. Il loro verbo è attaccare, è sopravvivere.
Ancora un’inondazione. Sono sbaragliati. Nuotano nel liquido vitreo, si attaccano l’un l’altro.
Sembrano anguille, sono mostri.
Sono batteri.
L’infezione è altissima.
E di colpo tutto è rosso.
E’ la tracimazione del sangue, del liquido primario. Tracima ovunque, invade i canali, i nervi fibrillano. E’ una cosmogonia, questa; o la sua fine.
L’universo implode.
Il sangue collassa ovunque, fuoriesce.
Lo sguardo fuoriesce e si allontana: fuori dal dente cariato e invaso dal sangue. Era la guerra batteriologica, questa. Stavano demolendo il dente bianco, lo cariavano, le pareti erose diventavano polvere nera, un puzzo chimico di decomposizione era il fumo, il fumo batterico che lede i nervi e li uccide. Le larve sono state travolte dal sangue ovunque. Adesso tutto è invaso dal sangue.
Da dove viene?
[…]