La nuova indagine per l’ispettore Lopez, thriller edito da Feltrinelli, è in tutte le librerie e si intitola “L’uomo che non doveva tornare” (su Amazon: https://shorturl.at/RHx9B).
Una videolettura d’autore dal thriller, dal capitolo in cui l’ispettore dell’Alta Sicurezza di Milano, Guido Lopez, ritorna su pagina dopo 17 anni di limbo. Sotto il video (in cui si possono comunque impostare i sottotitoli autogenerati da YouTube), il testo che viene letto.
«Arrivò in piazza Segesta a notte fonda, dopo avere cambiato due taxi e affittato una car-sharing. Sapeva come fare sparire il segnale di geolocalizzazione. Usava il Nokia. Compulsava Windows 10. Telefonava da fisso. Ma non perché fosse un celenterato. Tra analogico e digitale esiste una terra di mezzo dove lui si muoveva a suo agio, inintercettato.
Parcheggiò la car-sharing sull’isola spartitraffico verso via Stratico. Girò un po’, a un certo punto fu costretto a trascinare il piede per la lesione, finché vide la cabina. Non la conosceva, non l’aveva mai usata.
Utilizzò moneta. Chiamò il numero fisso segnato dietro il biglietto da visita. Era una richiesta che non si sarebbe mai atteso.
Il segnale telefonico avanzò contro i cavi corpulenti, contro l’etere corpulento.
Segnale di libero. Squilli. Attendere squillo per squillo.
La cornetta trasudava gelido. Il puzzo di piscio era ineccepibile in quella cabina dimenticata in una periferia dimenticata.
Risposero. “Sì?”
“Sono io.”
Silenzio, per un attimo. Scarica statica. Fruscìo.
“Non ci aspettavamo che avresti chiamato.”
“Nemmeno io.”
“C’è quasi da commuoversi.”
“Non farlo. Il danno neurologico mi ha sciolto il cuore, ho la lacrima facile.”
“Mi pare di no. Mi pare che non ci sia nessun danno.”
“Parliamo di cose serie. Cosa volete?”
Parlarono di cose serie.
Dissero cosa volevano. Lui tacque. Poi annuì con un piccolo sussulto.
Sussurri. Sillabe mozze. Chiamata chiusa. Posò la cornetta.
Fuori dalla cabina. Aria gelida a pieni polmoni.
I fari eccessivi di San Siro, quella luce di eccessiva distinzione.
È col sangue di Cristo che vengono distinti gli uomini?
Tutto il dolore delle specie passate gli colpì lo sterno.
Anche se la terra ha roteato sotto il suo peso, le sue ossa non ce la fanno a sostenere troppa luce.
E lo vediamo controluce.
Ecco che avanza, sagoma oscura nella luce eccessiva che proviene da dietro le spalle.
I miseri altari del compatimento. Gli anni perduti a incantarsi davanti a una fiammella di candela, destinata a spegnersi più prima che poi. I venti furiosi nella città, che abbattono migliaia di alberi, in piazza Tripoli, in piazza Tirana, al parco Ravizza o al Monumentale. Ogni Pentecoste libera da penitenze e dal sapore di ceneri bagnate. Nessun oggetto sacro e tanto silenzio, gonfio di sangue il cervello, dopo gli anni della fisioterapia.
Nessuna, mai, devozione – a ciò che resta, a ciò che è perduto, ai compagni traditi.
Ecco che avanza, Lopez.
Il volto di ombra in piena luce.
Avanza verso chi può vederlo.
Non c’è nessuno.
Nessuno vede Guido Lopez. Ora, qui – mai, ovunque…
Ecco – eccolo che avanza…
Avanza nella luce irreale – come un cadavere che ritorna in vita male…
Eccolo:
Lui – lui
È TORNATO.»
Scopri di più da Giuseppe Genna
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.