Genna USA: la stroncatura di Kirkus Review

[Se non me l’avessero già fatta, pagherei di persona perché qualche americano scrivesse una stroncatura simile di un mio libro… Secondo me, l’ha scritta Luttwak, o uno comunque affine… Ehi: comunque ha capito che il nome ‘Ishmael’ viene da Moby Dick!]
da Kirkus Review
Due indagini poliziesche – una nel 1962, l’altra nel 2001 – convergono verso uno scenario che metterebbe di fronte una minacciosa organizzazione politica che opera in Italia e, dall’altra parte, il resto dell’Europa. Un thriller che nel titolo ha il nome Ishmael, più che togliere il fiato, lascia perplessi così come, il che puntualmente accade, la trama, incentrata su un piano per assassinare Henry Kissinger. Kissinger non è De Gaulle e questo debutto letterario italiano in USA non è né Il giorno dello Sciacallo Moby Dick.

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Genna USA: il New Yorker su ‘Ishmael’

[Una recensione di In the name of Ishmael è uscita su The New Yorker. Non dispongo dell’intera versione, al momento. Ne traduco un estratto]
newyorker.gifishmaelusa2.gifQuesto thriller barocco, ambientato a Milano e in cui i misteri sembrano continuamente trasudare dal terreno, si apre con due eventi apparentemente privi di connessione: la scoperta del cadavere di un bambino assassinato e sepolto sotto una lapide di guerra, all’altezza della crisi missilistica di Cuba, nel 1962; e, quattro decenni dopo, l’omicidio di un uomo in una strada, mentre si sta preparando un vertice internazionale. I capitoli si alternano nel racconto dei due detective incaricati di investigare. Il tortuoso plot – che tra l’altro coinvolge club sadomaso, sette occulte e assassini – ha il suo perno nella figura storica di Enrico Mattei, uno dei condottieri industriali dell’Italia del ’62, morto in circostanze sospette per incidente aereo. (…) L’autore, poeta e giornalista, scrive con un’energia fibrillante e propulsiva, ed è capace di fermare l’attenzione del lettore agghiacciandolo anche soltanto con un’unica immagine – come accade quando descrive, sulla scena dell’incidente aereo di Mattei, gli alberi: intatti, che grondano sangue.

Il Manifesto su ‘Non toccare la pelle del drago’

L’Occidente di Chinatown
Pechino-Parigi «Non toccare la pelle del drago», il thriller di Giuseppe Genna
di MAURO TROTTA
[da il manifesto del 16.11.03]
Anno 1967, La Cina è vicina di Marco Bellocchio e La cinese di Godard raccontavano ai «buoni borghesi» sotto stress per la minaccia gialla (e rossa) quanto il maoismo contaminasse ampie fette del movimento del `68 e la contestazione alla società capitalistica. Ma la percezione di un «pericolo giallo» da parte della società occidentale, capace di destabilizzarla fin nelle fondamenta, rappresenta da oltre cent’anni una vecchia storia all’interno della cultura di massa. È negli anni Dieci del `900, infatti, che, attraverso i romanzi di Sax Rohmer, si impone il «cattivo» che incarna il mistero e l’astuzia del cinese-tipo, visto come assoluta alterità: il dottor Fu Manchu. Vissuto in numerose incarnazioni al cinema (da Boris Karloff e Christopher Lee al Dottor No di Licenza di uccidere passando attraverso la rivisitazione comica fattane da Peter Seller in Il diabolico complotto del dr. Fu Manchu del 1980) e nei fumetti (dal Mandarino, avversario storico di Iron Man a The Leaugue of Extraordinary Gentlemen scritta da Alan Moore per i disegni di Kevin O’Neill e ora trasformata in film). Oggi l’emergere del gigante cinese come possibile nuova superpotenza mondiale sembra aver rinnovato quel misto di diffidenza e attenzione che l’Occidente ha sempre riservato all’Estremo Oriente. Ed è proprio la visione della Cina incarnata dal personaggio del dr. Fu Manchu, naturalmente con una rivisitazione in chiave avant-pop più al passo con i tempi, al centro del nuovo noir di Giuseppe Genna, Non toccare la pelle del drago (Mondadori, pp. 390, € 15).

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Genna U.S.A: ‘In the name of Ishmael’

Reviewed by Judy Gigstad
[in Book Reporter]
IN THE NAME OF ISHMAEL (Giuseppe Genna, Miramax Books, Fiction, ISBN: 0786869402)
In Milan, Italy, in the fall of 1962, a small body in a bag is placed beneath the slab of a war memorial to Italian Partisans from 1945. Guiriati Field is the site of the crime. Inspector David Montorsi wades into the mud and fog at the field and conducts the investigation into the child’s murder.
Years later, in March 2001, a character called the Old Man tracks the movements of an American to 53 Via Padova, in Milan. Aided by directions from a boy and a Pakistani, he follows the American and shoots him. The Old Man has been fooled by an exact double. The American is free to meet his contact from Ishmael and proceed with his business. Inspector Guido Lopez is the detective first at the scene of the crime. He is puzzled by bizarre findings, in addition to the gunshot wounds found on the body during the autopsy. There is evidence of masochistic sexual activity.

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Recensioni a ‘Forget Domani’

forgetbig.jpgForget domani
Andrea Baiani L’Indice
“Dagli anni Cinquanta alla fine dei Novanta, a detta delle due menti che sono in questo libro in reciproca metastasi, l’Occidente ha vissuto una propria storia ufficiale, che non coincide affatto, bensì si interseca in continuazione, con una miriade di controstorie segrete o quando, evidenti e palesi, relegate all’incoscienza collettiva. Una massa di questa infinità di controstorie è ciò che denominiamo Lounge”.
Le due menti sopracitate sono Giuseppe Genna e Igino Domanin, gli anni Cinquanta e i Novanta sono ovviamente quelli dello strematissimo secolo scorso, l’Occidente lo conosciamo, e il libro così postfatto è Forget domani, secondo volume del nuovo corso di peQuod ad andare in libreria nel 2002, dei due autori che firmano il frontespizio Giuseppe Genna è sicuramente il più conosciuto al pubblico dei lettori: si guadagna il pane collezionando elogi e bastonate sulle pagine letterarie del portale clarence.com, e pubblicando libri (Catrame, Assalto a un tempo devastato e vile; Nel nome di Ishmael). Igino Domanin è meno noto, ma ugualmente da annotare: è ricercatore di Filosofia Teoretica, impazza anche lui sul www di clarence e per Mondadori ha pubblicato il saggio Il web sia con voi.

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‘I demoni’

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I DEMONI
di Ferruccio Parazzoli, Michele Monina, Giuseppe Genna
peQod
€ 15.00
2003

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Milano, ora. Un incendio in una delle piazze più importanti della capitale morale d’Italia, quel piazzale Loreto dove fu impiccato Mussolini, mette a nudo il disegno di un’inaspettata e forse decisiva congiura. Chi è Moses, colui che ai congiurati leggeva (o tuttora legge?) un Vangelo terribile, più apocrifo degli apocrifi? Chi è il Gobbo, l’edicolante che sembra disporre di un caleidoscopio per vedere tutto? E chi sono, in realtà, i personaggi apparentemente normali e integrati che ruotano come un turbine intorno ai congiurati? Un professore suicida, una fotografa sciamana, i bobos giovani e sportivi e destinati alla sorte di massa, la ricercatrice di mercato che interferisce casualmente con la congiura, l’impiegato che di colpo ferma la macchina in mezzo al traffico e si siede sul tettuccio senza più muoversi, il prete dell’hinterland che sembra conoscere più di quanto dice: attori o vittime di questa congiura? E cosa c’entrano le sceneggiature di un notissimo fumettista americano con questa storia? Sotto l’apparenza, emerge l’orrore: un gioco di ruolo vero, condotto attraverso mosse di una crudeltà disumana, dove le pedine sono esseri umani; un suicidio indotto con una ferocia inaudita; un incendio doloso che offusca l’intera città e che non riuscirà a cancellare la verità; i sordidi traffici sessuali di un anziano poco venerabile, anch’egli votato alla dissoluzione; l’omicidio rituale che alimenta il potere della Casa Reale d’Inghilterra; la Stazione Centrale di Milano, dove avvengono sedute medianiche inquietanti; e, forse, la clonazione di Hitler. Tre scrittori affermati e rispettabili (pubblicano tutti per grandi case editrici) sono partiti dall’idea di rifare I demoni di Dostoevskij e, nel corso delle loro ricerche, si sono imbattuti in una concatenazione di eventi talmente incredibili da dare vita a un altrettanto incredibile romanzo. Dall’Italia agli Stati Uniti e ritorno: il percorso che Genna, Monina e Parazzoli disegnano ha tutta l’aria di significare qualcosa di ben concreto e conosciuto da tutti. Ciò che però viene rivelato nei Demoni è ben di più: è il Mille e una notte del pianeta globalizzato che sta per inabissarsi, è l’immenso teatro delle persone che incontriamo ogni giorno, siamo noi stessi, sono le icone con cui chiunque di noi, in televisione o sui giornali o in sogno, ha imparato a familiarizzare: dalla Regina d’Inghilterra a Enzo Biagi. Deus ex machina di tutto ciò è una figura destinata a esplodere come il caso editoriale del 2003, lo scrittore Dante Virgili (qui adombrato come Dante Virgilio). Autore nel 1970 de La distruzione, romanzo pubblicato da Mondadori e misconosciuto fino a oggi (“un libro choc… un libro pugno nello stomaco” secondo la lettura di Alcide Paolini), sta per essere rilanciato con una serie di clamorose iniziative editoriali (recentemente, il “Corriere della Sera” gli ha dedicato l’apertura della pagina culturale). I demoni è il noir degli ultimi tempi, la fantascienza apocalittica, l’horror insuperabile.

‘Non toccare la pelle del drago’

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NON TOCCARE LA PELLE DEL DRAGO
Edizione hardcover
Mondadori Strade Blu
€ 15.00
2003

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Edizione economica
Oscar Mondadori
€ 8.40

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Quando è stata l’ultima volta che avete visto un funerale cinese? Chi sono in realtà gli abitanti delle immense Chinatown che ovunque, in America come in Europa, vanno allargandosi a vista d’occhio? Tra Milano, Pechino, Zurigo, Amsterdam e Montecarlo, Giuseppe Genna muove i fili di un complotto enigmatico e inesorabile. Guido Lopez, poliziotto nichilista che abitualmente indaga in una Milano nerissima e allucinata, è il protagonista di un affare internazionale che coinvolge le gerarchie più alte del mondo della politica e dell’intelligence. Partendo da un suicidio molto sospetto, Lopez e i suoi colleghi europei entrano nelle maglie di una rete immane e segreta che sembra disporre di molti centri e di un’unica mente. Chi è il banchiere il cui corpo brucia in un attico del Principato di Monaco? Che cosa si trasporta nelle cavernose pance dei cargo aerei della Malpensa? Che cosa si cela nei sotterranei del China Down, l’ultimo grido tra i ristoranti di lusso di Montecarlo? Lopez e la Squadra Investigativa Europea si sforzano di venire a capo dell’affare “Carne Fresca”, un traffico tanto ambiguo quanto sordido, nel caos di un continente segnato da guerre autentiche e conflitti presunti, infiltrazioni, spionaggio, diplomazie ciniche e tentazioni autoritarie.

“La torcia umana brancola nel buio, lo illumina.
Quello che avanza verso la porta e batte i pugni, tra le fiamme, era un uomo e sta per diventare un tronco incarbonito. Si agita, l’urlo è disumano. Sta per morire. Le fiamme sono alte, i capelli si sono sciolti, la pelle è ridotta a brandelli. La torcia umana sbatte contro le pareti. Era uno degli uomini più potenti del mondo e ora, ma per poco ancora, è un manichino incendiato. Batte i pugni sulla porta blindata. Le fiamme fanno rumore, le condutture dell’acqua esplodono, ma non serve a niente. A terra, a due metri da lui, è rattrappito e carbonizzato il corpo dell’infermiera. La torcia umana non lo nota più, sta lanciandosi contro il muro, è cieca e inerme, si scuote, il fuoco divora la carne.
Quell’uomo è il multimiliardario Edmond Jaffa. Questo è un omicidio. Dov’è la polizia? Dove sono i vigili del fuoco? Dove sono le guardie del corpo?
Soltanto a giugno, Forbes aveva pubblicato l’elenco degli uomini più ricchi del pianeta. Edmond Jaffa era il ventottesimo della lista. George Soros lo Speculatore è un suo amico. Gianni Agnelli l’Avvocato gli ha venduto la proprietà fuori dal Principato. Philip Mountbatten il Principe d’Inghilterra è un suo intimo. Lui è stato convocato quattro volte per decidere chi dovesse essere il Presidente degli Stati Uniti. La sua banca privata, la Elite Private Bank, tiene per le palle tre continenti. Sua moglie Liza è una ricca ereditiera, furba e spietata, che non lo ama ma acconsente. I suoi fratelli hanno interessi ovunque. Elie Levi il premio Nobel ha testimoniato sulla sua onorabilità in tribunale. Shimon Peres è un suo sponsor e lui è sponsor di Shimon Peres.
Quest’uomo non è soltanto potente: è il potere.
E adesso sta bruciando all’interno del bagno del suo appartamento a Montecarlo, una notte d’inverno, un bagno blindato di sessanta metri quadri, e a terra c’è il cadavere della sua infermiera e fuori dalla porta blindata c’è il commando incaricato di eliminarlo.”

Il racconto Forget Domani

igino.jpgdi IGINO DOMANIN
Siamo nell’estate cinquantotto. Siamo nella Versilia post-dannunziana, Pelè ha diciotto anni e ha segnato tre gol alla Svezia : il Brasile ha vinto il suo primo mondiale. Sono nato a Milano, mio padre ha un potere illimitato: somme di denaro ingenti guadagnate con il riciclaggio della rottamazione industriale. Può spendere cifre di soldi nei ristoranti e negli alberghi. Io vado a Forte dei Marmi. In villeggiatura con tutta la famiglia: mia madre, mia sorella più piccola, la cagnetta. Vado in una casa con nove stanze, una piscina, un apparecchio per ascoltare i settantotto giri americani che colleziono. Sto imparando a bere. Scolo Strega & Negroni. Fumo Camel. E’ la Swinging Era negli anni cinquanta dell’Italia centrista. Il paese sta crescendo, sta decollando, sta arrampicandosi sul dorso imbizzarrito dell’Occidente capitalista. Anch’io sento crescere dentro di me una voglia matta, una scarica di adrenalina, voglio sciare a Cortina e dormire all’Hotel Cristallo. Voglio fare il bagno a Capri, e scopare al Quisisana. Voglio un mondo dove tutto è possibile, voglio trovarmi su un Boeing a bere whiskey con Porfirio Rubirosa, King Faruk e Fred Buscaglione.
Li vedo chiaramente mentre giocano a tresette col morto, stanno come tre mummie, come Buster Keaton e Von Stroheim giocano a Bridge in Sunset Boulevard. Io sono lì, loro non mi vedono. Io sono vivo, mentre loro sono morti.

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‘Forget Domani’

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FORGET DOMANI
di Igino Domanin, Giuseppe Genna
peQod
€ 11.30
2002

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Agenti segreti in blazer apprendono i segreti di antiche bevande narcotiche micidiali. Lo stupro di una donna di Neanderthal causa la mancata evoluzione di una differente specie ominide. Il sesto uomo della strage di via Fani guarda un documentario commovente sul Biafra. Misteriosi attentati kamikaze vengono compiuti nella hall dell’albergo The Venetians di Las Vegas. Si festeggia un’orgia chill out nell’Isola di San Pietro. Fenomeni di ipermetropia sapienziale deflagrano sulle terrazze della Torre Velasca. La rovina economico-finanziaria di Hugh Hefner, fondatore di “Playboy”, si abbatte su un’incredibile festa milanese. Un inspiegabile attacco Ufo si abbatte su una nave da crociera italiana. I gagà della Bussola di Viareggio impazziscono per il Tipitipitipso… Racconti e fulminanti aforismi, saggi incendiari e visioni allucinate firmate da Giuseppe Genna (già noto al pubblico italiano per il thriller Nel nome di Ishmael) e da Igino Domanin (saggista e narratore avantpop): Forget domani, titolo desunto da un successo musicale cantato a più riprese da genii come Frank Sinatra e Perry Como, è un’epifania assolutamente sconcertante nel panorama della letteratura italiana d’oggi. Da Fantasilandia agli ologrammi parlanti di Star Wars, dalla resurrezione di Elvis Presley all’atterraggio dell’Apollo sulla luna, come due corsari della nostra narrativa, gli autori impazzano in scorribande feroci nella mitologia collettiva planetaria, riuscendo a tendere improvvisi fili rossi tra Las Vegas e Mino Pecorelli, tra la casa discografica Virgin e il crollo delle Torri Petronas di Kuala Lampur. Sandokan e Piero Angela, il Settantasette e l’era del Cinghiale Bianco, i dribbling di Garrincha e il cannibalismo di Bokassa. Il primo testo lounge italiano ricerca l’estasi cosmica e trascendentale, il Paradise now o l’Instant karma. Nel Lounge l’immagine non è rappresentazione, ma simulazione ambientale e nessuna presa di distanza è consentita. Jungle, rituali hawaiiani, carte da parati e moquette sono l’ecologia della percezione lounge. Ma anche lo spartano, l’essenziale e, in generale, ogni detrito dell’arcaico da cui scaturisce il presente e che permette al futuro di farci giungere una promessa messianica: la sospensione del tempo, l’estasi materiale, l’assoluto vissuto coscientemente qui e ora.

Valerio Evangelisti su ‘Ishmael’

valerioevangelisti.jpgdi Valerio Evangelisti

Esistono libri che patiscono
le conseguenze di un lancio editoriale paurosamente sbagliato. Nel
nome di Ishmael
, di Giuseppe Genna, ne è un esempio da manuale.
Presentato come un thriller, inserito in una collana di romanzi
teoricamente destinati a un grande successo commerciale, è stato
subito dopo abbandonato a se stesso, senza una promozione adeguata
a farne anche solo intuire al potenziale acquirente il vero contenuto.
Peccato, perché è un libro non solo bello, ma importante. Il precedente
romanzo di Genna, Catrame (di recente ripubblicato negli
Oscar, dopo una prima apparizione nei Gialli Mondadori), aveva già
offerto un saggio delle capacità dell’autore, però non evadeva dai
confini del noir. Sorprendente invece il libro successivo,
Assalto a un mondo devastato e vile (Pequod, 2001). Non un
romanzo, questa volta, bensì un accatastarsi di brevi racconti,
di materiale saggistico, di riflessioni filosofiche, fino a comporre
un quadro generazionale impietoso, sospeso tra angoscia e sarcasmo.

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‘Nel nome di Ishmael’

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NEL NOME DI ISHMAEL
Oscar Mondadori
€ 8.40
2002

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1962-2001: corre lungo questi quarant’anni la storia di due poliziotti, David Montorsi e Guido Lopez. Dagli ideali incorrotti e di promettente carriera l’uno, sbiadito dall’usura del mestiere l’altro. Ma è anche la storia di due uomini di Stato: Enrico Mattei, che col suo jet solca le speranze degli italiani, e Henry Kissinger, abile signore della pace e della guerra. Passato e presente si riallacciano anche in una serie di inspiegabili morti infantili. Chi uccide innocenti vittime, facendone il presagio di altre morti? E’ lui, Ishmael – potente, grande, infallibile – il vero protagonista del romanzo. Si muove nell’ombra, agisce al ritmo insospettabile dei grandi del Male. Perché “Ishmael, il più occulto, è davanti agli occhi di chiunque e nessuno lo vede”.
ishmaelitahardcover.jpgUn thriller denso di riferimenti alla storia più recente. Un noir dalla trama fitta, il contrappunto martellante del passato che ritorna, del presente che replica ciò che è già accaduto [a destra, la copertina dell’edizione hardcover originale]. E poi l’amore, il sesso, la politica, gli intrighi internazionali. La storia è quella di due poliziotti, David Montorsi e Guido Lopez, dagli ideali incorrotti e di promettente carriera il primo, sbiadito dall’usura del mestiere, l’altro. E di due uomini di Stato, Enrico Mattei e Henry Kissinger. Mentre il vero protagonista sta nell’ombra, artefice occulto e implacabile di un complotto inquietante. Un romanzo mozzafiato, che attraverso “un vertiginoso percorso iniziatico” conduce il lettore a un sorprendente finale.
Un thriller che ha conquistato l’estero, acquistato in USA dove ha avuto due edizioni, hardcover e tascabile, in Europa e nell’Est, con riconoscimenti critici da testate internazionali come Der Spiegel, The Guardian e il NY Times Books.

Recensioni ad ‘Assalto’

Andrea Bajani, l’Indice
Giuseppe Genna appartiene a quella schiera di scrittori inesausti, adrenalinici, iperproteinici non tanto – o non soltanto – nella forma quanto nella rabbiosa e inappagabile spinta a mettere in campo (e a prendersi la responsabilità di) una voce autentica, la propria voce. Scindere, erigere palizzate tra il furore del Genna critico letterario sulle pagine telematiche di clarence.com e il periodare vitaminico, teso, eccitato dell’autore di Assalto a un tempo devastato e vile non renderebbe giustizia all’operazione intellettuale, ancora prima che artistica, dello scrittore milanese. La silloge di racconti, riflessioni e contributi critico-speculativi di Genna restituisce l’immagine di un autore appassionatamente anacronistico, se anacronistica oggi è la negazione appassionata di un’euforia del presente. Lungi da qualsiasi agiografia dei diseredati, l’autore di Catrame (Mondadori 1999) china il suo bisturi nelle periferie metropolitane degli anni Settanta, in territori di degrado e violenza, tra le piaghe italiane del terrorismo, tra le pieghe ignorate di una Milano torpida. Il risultato è un libro ibrido, cattivo di quella cattiveria indispensabile a chiunque voglia tentare inversioni a U nell’ora di punta, eppure in qualche modo denso di sentimento, di partecipazione.

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