Poesia del 13 febbraio 2015 alle 08:30PM

*neurolab 13.2.2015*

Prendiamo della carta chimica e scriviamoci
sopra i nomi dei padri e poi li cancelliamo
grattando, incendiandola
per non lasciare le tracce.
I nomi dei morti non sono mai
stati veri. E’ tellurico, allucina.
Nel sangue è il vero nervo e vibra
fustigatore cieco e eroico
dall’interno, fatto d’oro. I bambini
fanno aderire le conchiglie agli orecchi
per ascoltare le profezie: queste utilità.
Lo sanno, impongono al regno il gioco
che vogliono: fare aderire il fosforo alle piastrelle
nella cucina o la calce sul pelo dei topi,
attendendo nella presera l’ombra dell’uomo-ratto
e svanire come piccoli fantasmi.
Urlano sempre che non ci sono stati.
Un sentimento oscuro vibra, vortica
e gli arcaici otturano le vene.
Così chiama la carne umana.
Dentro quel turbine si ricompongono le tracce,
i frammenti di carta chimica si ricompongono,
ricompaiono i nomi dei padri
e urlano con una gloria di ottave i piccoli fantasmi
che saranno nuovamente i bimbi.
Ma i danni frontali, i tumori, la eradicazione
dei denti… La tenerezza di questi custodi.
Non c’è più padre.
Luce di nessun secolo vai.