La vita eterna in don Angelo Casati

Don Angelo Casati

Si è spento ieri, all’età di 95 anni, don Angelo Casati, una delle presenze più mitemente e delicatamente magistrali della Chiesa postconciliare. Era nato nel 1931 ed era stato ordinato sacerdote nel 1954. Aveva dunque attraversato una stagione del cattolicesimo pervasa da un afflato di rinnovamento, grazie alla svolta conciliare. Si era formato attraversando relazioni e insegnamenti importanti, da David Maria Turoldo a Carlo Maria Martini (di cui fu “braccio destro” nel periodo arcivescovile a Milano) a Enzo Bianchi e alla comunità di Bose [qui un’intervista di padre Bianchi a don Angelo, per i suoi 90 anni]. Uomo della parola e della Parola, teologo della devozione dolcissima e inflessibile alla consapevolezza e all’intuizione, letteralmente un sant’uomo per chiunque abbia avuto in sorte il privilegio di conoscerlo e di ascoltarlo, don Angelo lascia un’importante eredità spirituale con i suoi libri, oggi guide indispensabili al silenzio interiore e all’apertura al volto altrui quale manifestazione del Volto; altrettanto importante, tale eredità testuale, di quella che lascia nel grande libro del mondo, attraverso le memorie, le tracce permanenti e le benedizioni di esistenze del tutto mutate grazie ai suoi concentrati silenzi che hanno beatificato almeno quanto i suoi insegnamenti che non pretendevano di insegnare nulla, ma di essere insieme alle altre persone, stare nello sconfinamento, opera paradossale che lo Spirito, entità universale e quindi divina, insuffla nell’essere qui e ora, ovunque e sempre.

Di seguito, la registrazione di un’importante riflessione, straordinaria nelle sue folate di verità: don Angelo Casati a Saint-Jacques nel 2014.


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