“L’uomo che non doveva tornare”: la recensione su “Border Liber”

Lo scrittore Alessio Barettini affronta un tema decisivo a proposito del nuovo thriller: la “grande allucinazione”. E’ una categoria di sguardo che supera le soglie della vicenda letteraria di questo volume e si addentra nel *dopo*…

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Un estratto dalla recensione di Alessio Barettini

«È tornato in libreria Giuseppe Genna, nell’apatico spettacolo generale del mercato editoriale che lo vede distante, nascosto, invisibile, cosa di cui lui non sembra curarsi troppo.

Dopo alcune recenti pubblicazioni incentrate sull’attualità, (History, Reality. Cosa è successo, Yara. Il true Crime, rispettivamente per Mondadori, Rizzoli e Bompiani), l’autore milanese riesuma, riassembla, ricompone, ripropone la figura dell’ispettore Guido Lopez, le cui tracce erano andate perdute con l’ultimo romanzo della serie che lo aveva consacrato a figura essenziale nel panorama del noir, Le teste, l’ultimo thriller, uscito nel 2009. Genna, come Guido Lopez, risorge al presente con una storia noir, con “L’uomo che non doveva tornare“, questa volta per Feltrinelli.
[…]
L’uomo che non doveva tornare” non è un semplice noir, ma una grande allucinazione, o come direbbe forse lo stesso Genna, un’allucinazione reale, un’allucinazione, quindi reale, come tutte le allucinazioni. Grande nel senso herzoghiano, perché tutto è intensificato, e pare proprio che solo la neurolesione permetta a Lopez di andare avanti nel caso senza perdersi dietro strade secondarie come in effetti capita a quasi tutti i personaggi di questa storia, come se la deviazione sia il solo albero maestro della nave sbalestrata della contemporaneità.
Allucinazione, sì, perché Lopez si muove nel tempo presente, perlopiù alla fine del 2024, perlopiù a Milano e nei suoi dintorni, nelle strade labirintiche di una vicenda che si snoda fra ‘ndrine, russi, traffici di droga e molto, molto peggio, e tutto questo si insinua decisamente attraverso una voce narrante che guarda al presente storico come vero protagonista: i nomi di Trump, di Musk, di Putin, per esempio, compaiono spesso, perché tutto ruota intorno all’attuale situazione politica mondiale, ai mostri generati dal neoliberismo, alle infiltrazioni mafiose in politica, alle follie di una classe dirigente sempre più avulsa da ogni contesto. In questo senso Genna si riafferma come grande autore del presente.
[…]»


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