Quel brodo primordiale del nordismo

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Era facilmente prevedibile quello che sarebbe emerso dalla congerie orrenda e dal venefico brodo primordiale, non soltanto nordico, in cui prospera quel fenomeno politico che è la Lega Nord. E’ un insieme di brutture spirituali e di mostruosità collettive, che ha una cifra antropologica precisa. Tale cifra ottiene il suo apice più visibile alle origini della manifestazione di Adolf Hitler. Si tratta della costruzione perversa di un esercito di “camicie verdi” a supporto del movimento nazionalsocialista di Hitler: il corpo delle Sturmabteilung agli ordini di Ernst Röhm. Temperamento lombrosianamente adatto alle sagre tutta birra e weißwurst, in cui da due decenni e mezzo i popolani leghisti sembrano trovarsi a loro agio, Röhm era una specie di weißwurst crudele, violento, neghittoso davanti a qualunque esercizio di democrazia. Non è secondario l’apporto che egli fornì a Hitler in termini di ideologia e pratica dell’organizzazione e dell’ottimizzazione sociale tramite violenza. Nascondeva la propria omosessualità, che intendeva quale forma di virile cameratismo, e fu la vittima principale della cosiddetta Notte dei Lunghi Coltelli, un evento anch’esso emblematico e ciclico in queste frange di umanità occidentale, come dimostra la vicenda del padre putativo della stessa Lega Nord, ripreso di volta in volta da desolanti telecamere a convegni vuoti, umiliato alle supposte elezioni per il segretario dopo tre decenni di militanza e milizia politica nel suo movimento, incredibilmente capace di ripetere à go go performance con il suo braccio leso che sferra un pugno immancabilmente al pugno di Calderoli, il quale ghigna allegro, in una forma di sardonico sprezzo dei fati e degli dèi pagani.
Oggi la Lega Nord, con le intuizioni geopolitiche dell’ex neofascista Borghezio, fatte proprie da Salvini, si propone come punta di zircone del populismo europeo. La civiltà italiana è quella che è, si può prevedere un buon successo di questa istanza orripilante (la quale è frenata, per ammissione stessa del leader, dal Movimento 5 Stelle, che convoglia nel suo elettorato le spinte angosciantemente qualunquiste, che nell’ultimo trentennio si sono rivelate di marca brianzola DOP, ma sono comuni all’intera estensione dello Stivale). Tra queste deliranti intuizioni geopolitiche, maturate nelle falangi più disgustose di una cosa che si chiamò Nuova Destra a fine Settanta e negli Ottanta e nei primi Novanta italici (lì miliziava il Borghezio stesso), c’è tutto un apparato di tecniche attive e preventive rispetto a certi risultati da ottenere. Ecco dunque “la negritudine” invocata a proposito di Cécile Kienge, la delazione e la proscrizione difese con argomentazioni pseudodemocratiche, l’urlo belluino come griffe politica, il sangue alla testa e il suolo pulito con lo spic&span etnico. Inutili le prese di posizione che tentano il buon senso, contro questo apparato di guerra interna, autentico stato germinativo della dominio della lotta e della supremazia del biotipo verdecamisàdo. Essi marciano o marcisono, non si sa bene, al ritmo di canti völkisch e di borborigmi gastrointestinali, attenti al particulare che sempre si traduce nella moneta sonante che desiderano avere a disposizione tanto e generosamente elargito dalla Dea Briantea, rubizzi nella psiche e coi capillari gonfi nel corpo grossolano, torniti e adiposi, artritici e saggi di una saggezza campestre (purché i campi siano lavorati chimicamente), tutti protesi al sol dello svenir o del venir meno di qualunque libertà, a favore dell’ordine sociale della stia o dell’aia o della schiera di villette, francesi del Midi o bavaresi o fintopalladiane. Sono i cospiratori dell’universo Pam. Se la prendono con i cambiamenti nei reparti dell’Esselunga, perché il burro non è più dov’era una volta. Chattano immancabilmente per una scopata, virilmente cameratesca, ben nascosta e notturna, non fanno vedere al figlio la cronologia di Chrome altrimenti vengono fuori indirizzi di siti animal. Sono ovunque, poiché ovunque ha un nord, anche Lampedusa. Le loro parole di spregio contro qualunque sud del mondo o dell’anima compilano un compendio di abnormità, contrarie alla storia della specie, poiché non ci sarebbe alcuna specie proveniente dal cuore dell’Africa e in migrazione nomade verso Bering, stando a quelle panzane tragiche e criminali, aggressive e crudellime. Nelle loro tavernette, nei loro sottoscala, nei loro rialzi dei tetti urbani, si consumano fatti segreti e impressionanti. I loro delitti li appassionano, avvengono a Erba, a Garlasco, in posti così. Già uno come Paolo Poli dissolve il loro legame, che è chimico, è elettrico, non è empatico. I loro neuroni specchio stanno lì ad aspettare ancora che qualcuno si specchi. Sono un infernale carnevale di carne, un Hellraiser lombardo, un Nightmare amburghese, un horror delle Fiandre, una bambola assassina che parla con timbro lepeniano.
In realtà, si alza un signore qualunque e ne svela l’inconsistenza, la grottesca tragedia della farsa. Condividete questo video, educativo e pieno di amore.

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