David Lynch e la metafisica in tv

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Eccezionale apparizione di David Lynch nel teatro più lynchiano che esista al mondo, cioè l’Italia. Venuto a presentare il programma di meditazione trascendentale promosso dalla sua fondazione, costretto a stare per ore con il capo della Provincia di Milano, che mi pare si chiami Podestà, viene costretto, come da leggi inviolabili di un “Bardo Thodol” cisalpino, a entrare nel gorgo dei demoni italianissimi, che spaventerebbe anche l’anima più efferata e la ridurrebbe in lacrime a chiedere perdono all’inesistente iddio. Eccolo dunque seduto, David Lynch, a “Che tempo che fa”, nel salotto di Fabio Fazio, il quale appare emozionatissimo di fronte a questo grande maestro del cinema. Improvvidamente, però, forse non calcolando per l’emozione o forse perché i suoi autori calcolano proprio in base all’emozione, Fabio Fazio invita Carlo Verdone a unirsi a loro. Mal gliene incolga, alla storia del cinema: siamo a “La grande bellezza” contro “Inland Empire”, a “Borotalco” contro “Mulholland Drive”. E si vede. Il povero Verdone addiviene all’istante una delle sue esilaranti caricature: quello che non capisce e fa finta di capire, con lo sguardo bucefalo che solca il mezzocielo, la domanda sempre sbagliata che viene formulata nel disastro di una dialettica impossibile. Così ecco che i due italiani chiedono a Lynch dell’influenza dell’opera di Bacon sui suoi film: nessuna, assicura il regista. Siccome Lynch ha scelto un quadro per parlarne e si tratta di uno strepitoso Magritte, Verdone tira in ballo Hopper, i colori alla Hopper: non c’entrano nulla, ribadisce il regista. Il quale descrive la scena del Magritte, narrando una possibilità e senza alcuna ambizione da critico d’arte: ma è fantastico osservare Verdone che fa il gesto tipo “Ammazza a’oh! Anvedi che spiega!”, un po’ come certi signori dal salumiere quando questi fa loro assaggiare un fettino di culatello speciale speciale. Fabio Fazio allora, attingendo a una citazione da un libro firmato Lynch (“In acque profonde”, Oscar Mondadori), mette in bocca al regista di “Blue Velvet” l’affermazione che “il cinema è morto”. “No no no no no!” si sente rimbombare: la voce ipernasale e lynchiana di Lynch si fa gutturale – il problema è che gli italiani hanno sbagliato la traduzione, lui intendeva dire che “il film” è morto, cioè “la pellicola”, non l’arte del cinema, che non morirà mai. Verdone annuisce e conferma: ha sentito dire la stessa cosa da Lynch tempo fa, durante un convegno, lui era tra il pubblico, così nel frattempo informa Lynch che lui era nel pubblico di Lynch. Allora parte un pazzesco elogio che l’autore di “Twin Peaks” tributa a Federico Fellini, richiamando l’Italia all’attenzione per questo genio che, qui da noi, viene così superficialmente celebrato senza essere compreso e “sentito”. Alla fine di questa tirata, che vale da sola la visione del video qui linkato, è Carlo Verdone a pronunciare commosso: “Grazie”. Carlo Verdone ringrazia David Lynch che ha elogiato Federico Fellini. Allora Verdone se ne va. Ed ecco che arriva lo tsunami che mai, mai e poi mai, un presentatore occidentale desidererebbe gli si abbattesse addosso, a lui e alla trasmissione. David Lynch, infatti, inizia a parlare di metafisica. Metafisica!!! Fazio non sa cosa fare o cosa dire (anche se, a mio parere, dopo questo incontro con Lynch incomincerà a praticare un po’ di trascendentale: si vede che lo prende, lo si percepisce proprio…). Quattro minuti storici di televisione italiana: David Lynch spiega il Vedanta, riassume l’unificazione delle forze fondamentali praticate dalla quantistica, mette materia e mente sul medesimo spettro, parla di emergentismo e di vuoto. Non si è mai ascoltata una cosa simile dai tempi di Carmelo Bene. E’ semplicemente pazzesco.
David Lynch fa allegria. E’ un uomo realizzato, dinamicamente realizzato. Può dare sfogo alla propria creatività. Ciò che sarebbe il suo dharma è per lui l’attualità del suo karma. Regala molto a chiunque, in termini di profondità, perturbamento, saggezza, movimento. E’ bello vederlo invecchiato, che sprizza la gioia di un bambino. Io gli sono grato, sono felice di vivere nel suo tempo e sono stratosfericamente contento che mi si manifesti uno, all’ora di cena, che in tv mi dà lezioni di Vedanta ed è David Lynch.

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